Zona Franca - Recensioni
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  • genere: Libri
  • realizzazione: 2006
  • inserito il: 21 aprile 2006


Cheppalle. Tipo che qui non succede mai niente. Per cambiare vado per i prati. Dalla mia quercia.
È questo l’incipit di molti dei centouno e brevi capitoli che compongono il romanzo di Giuseppe Culicchia Il paese delle meraviglie. Un incipit che la dice lunga sul giovane e timido protagonista della storia, il quattordicenne Attilio - soprannominato Attila dal suo kamikaze di banco - che vive un anno di profondi cambiamenti, il 1977, al sicuro nella campagna torinese.
Attila ancora ragazzino e che diventa uomo, cullato dalla saggezza del nonno e dall’amore della sorella Alice scappata a Milano, Attila ignorato dalla ipercattolica madre e dall’apatico padre operaio, trascinato nella vita ribelle da Zazzi, il suo compagno di banco neofascista, Attila innamorato dell’irraggiungibile Margherita e che diventa punk senza sapere bene cosa voglia dire. Ancora, Attila che si rifugia dalla sua quercia nei momenti tristi, che guarda nella nuova tv a colori i servizi del tg sugli scontri in piazza, Attila che in un pomeriggio scopre la durezza della vita, la tragedia, e cresce a furia di ripetere Io odio tutti!, proprio come i punk. Eh sì, perché l’epilogo della storia è duro e tragico e fa gridare di rabbia. È ciò che il lettore mai si sarebbe aspettato e mai avrebbe voluto leggere: quando finalmente il protagonista conosce Margherita e tutto lascia presagire al lieto fine, vede in tv l’ennesimo scontro tra polizia e studenti, con l’ennesima giovane vittima coperta da un telo. Solo che questa volta la morte non arriva filtrata dalle immagini, come fosse irreale. No. Questa volta la morte è un colpo al cuore, perché la vittima è Alice.
Accanto ad Attila, l’altro protagonista de Il paese delle meraviglie è il 1977. Con i continui riferimenti alla musica, alle riviste, alla politica, agli scempi ambientali in nome del progresso, alle novità tecnologiche, alle lotte di classe e di ideologia e alle stragi di Stato, Culicchia ci fa rivivere un pezzo della storia recente del nostro Paese. E ce la fa rivivere attraverso gli occhi di Attila che non si interessa ai cambiamenti, e attraverso gli occhi di Zazzi - vandalo e maleducato - che rappresenta la libertà assoluta dell’adolescenza, di quell’affacciarsi al mondo in modo spudorato. Ma l’amarcord si sposta su altri personaggi tipici dell’epoca, molti dei quali ancora oggi presenti nella società: la professoressa di italiano che non smette di ripetere Io che ho fatto il sessantotto!, come fosse un titolo che dà diritto a conoscere qualsiasi verità, il professore di religione che tesse le lodi di Comunione e Liberazione, cercando di “convertire” la classe alla sua ideologia, la stupenda figura del nonno che è la coscienza storica del libro.
Il tutto descritto da Culicchia senza un tono drammatico o serioso, ma con il disincanto, il divertimento, l’ignoranza e anche il distacco dei quattordicenni. Ed è proprio per questo che non si può fare a meno di parteggiare per Attila e perché la sua timidezza scompaia e non gli accada nulla di male, e allo stesso modo non si può fare a meno di parteggiare per Zazzi, nonostante le sue idee un po’ fasciste e un po’ di estrema sinistra, e nonostante la volgarità e la voglia di non combinare nulla. Perché è difficile non schierarsi dalla parte degli adolescenti. Ed è difficile non schierarsi dalla loro parte perché tutti noi sappiamo di cosa parla uno scrittore quando racconta l’adolescenza, e possiamo capire perfettamente quando mente e quando invece è tutto vero. E l’adolescenza de Il paese delle meraviglie, con le dovute differenze tra generazione e generazione e tra persona e persona, è tutta vera.



NOTA. La recensione del romanzo di Culicchia è pubblicata nel numero di aprile 2006 de ‘l Gazetin, in vendita a 1,25 € in tutte le edicole della provincia di Sondrio o dietro abbonamento.

FOTO. La copertina de Il paese delle meraviglie di Giuseppe Culicchia, Garzanti 2004, 327 pagine, 14,00 €.



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